Quando partire per un viaggio gastronomico a Pisa tra ciliegie di Lari e pregiati tartufi locali

Quando la primavera si dissolve lentamente nell’estate, le colline che circondano Pisa diventano una macchia di rosso acceso: le ciliegie di Lari IGP iniziano a maturare. Non si tratta solo di un frutto qualsiasi, ma di un legame che unisce forte il territorio ai suoi abitanti, un’usanza che ogni anno trova nuova vita durante la Sagra della Ciliegia di Lari. Nel piccolo borgo, allora, si respira un’atmosfera diversa, grazie a turisti e locali che si ritrovano per celebrare la raccolta e la cultura popolare.

Le bancarelle brulicano di più di diciannove varietà di ciliegie, ognuna con un carattere tutto suo: dalla Marchiana, vera e propria icona della zona, alle Morella e Papalina, perfette per conserve e marmellate. A garantire questa ricchezza sono gli agricoltori, impegnati a tutelare oltre seimila piante con metodi di coltivazione biologica, e con l’appoggio di una Banca del Germoplasma – struttura che protegge la biodiversità locale. Chi abita in città forse non immagina il valore di questo lavoro – spesso poco visibile ma assai prezioso.

Questi prodotti raccontano qualcosa di più del semplice gusto. Sono portatori di una memoria storica, di un’eredità che parla dell’identità del luogo attraverso sapori unici. Anche Vetrina Toscana riconosce il loro peso, costruendo un ponte tra chi produce, chi cucina e chi accoglie, per promuovere un turismo enogastronomico meno scontato e più attento a queste radici – un patrimonio nascosto ma che colpisce chi vuole scoprire il vero spirito della provincia pisana.

Il valore del territorio e le sue tradizioni casearie

Spingendosi verso le Balze Volterrane, il paesaggio cambia radicalmente: forme aspre, terra che sembra lunare. Qui nascono le meraviglie del Pecorino delle Balze Volterrane DOP, un formaggio unico, frutto di un ecosistema particolare. Le pecore pascolano in un ambiente che dà al latte profumi ben riconoscibili, custoditi da un disciplinare severo che salva la qualità. Un motivo di orgoglio per chi abita queste terre.

E non manca il vino. I DOC Terre di Pisa raccontano una tradizione vitivinicola tramandata e rispettata. Le cantine aprono spesso le loro porte; lì si ascolta la storia, la fatica di generazioni dedicate al mestiere. Bianchi freschi, rossi robusti: segni di un’agricoltura sostenibile, che sembra farsi più forte soprattutto in inverno, quando si intensificano le attività legate a promozione e valorizzazione del territorio.

Non sono solo luoghi di produzione. Raccontano una storia e trasmettono il valore della comunità. Le sfide moderne dell’agricoltura si intrecciano con tradizioni antiche, dimostrando che rispetto per l’ambiente e alta qualità possono andare a braccetto.

Quando partire per un viaggio gastronomico a Pisa tra ciliegie di Lari e pregiati tartufi locali
La torre pendente di Pisa e il suo Duomo, simboli della città, dominano lo skyline, attira numerosi turisti nella famosa piazza. – tenutadelgallodoro.it

Un patrimonio di sapori, dal tartufo alla pasta artigianale

Difficile non citare il Tartufo bianco di San Miniato, una specialità rinomata. Quando l’autunno colora i boschi, si scova un prodotto che chiede dimestichezza e pazienza per essere raccolto. La mostra-mercato dedicata è tra gli eventi più attesi della Toscana, dove la connessione tra territorio e esperienza artigianale diventa visibile. Ogni anno, esperti e amatori si ritrovano per parlare di un tesoro tanto gustoso quanto complesso.

Vicino a questo, i laboratori di pasta artigianale non perdono un colpo. Il Pastificio Famiglia Martelli a Lari e l’Antico Pastificio Morelli a San Romano – nato nel lontano 1860 – sono esempi concreti di una produzione fatta con calma e cura. L’uso della crusca e l’essiccazione lenta sono dettagli che fanno la differenza, segnando prodotti inconfondibili che portano con sé una lunga storia. Chi conosce bene la zona lo sa, si tratta di un patrimonio da gustare parola per parola.

Un’altra curiosità del territorio: la Tenuta di San Rossore, nota per il miele di spiaggia, un prodotto raro, e per i pinoli raccolti nelle pinete antiche. Dettaglio poco noto, ma interessante, riguarda i dromedari introdotti nei parchi durante l’epoca Medicea per particolari lavori. Piccoli frammenti di storia che rendono il luogo ancora più affascinante.

I dolci non mancano, anzi, completano il quadro. La Torta co’ bischeri di Pontasserchio è ben nota per la sua pasta frolla intrecciata e il ripieno ricco e vario. Il nome “bischeri” fa riferimento alle tipiche decorazioni a punta sui bordi – ogni volta diverse, segno di fantasia popolare. Vicino a Santa Croce sull’Arno, invece, si producono gli amaretti santacrocesi, biscotti ottenuti da mandorle dolci e amare, zucchero e albumi montati, da sempre legati a feste e tradizioni respirate dagli abitanti locali, come la Sagra dell’Amaretto.

Il Terre di Pisa Food&Wine Festival dà voce a questo caleidoscopio di sapori. Qui i produttori diventano narratori, e il gusto racconta identità e memoria. Ogni assaggio porta con sé un pezzo di storia, un legame tra passato e presente, per chi vuole ascoltare – e sentire davvero quel territorio.